MESE MARIANO - Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE - Le quindici Regine delle Virtù. - QUARTO SERMONE DI S. DOMENICO - “Cantate al Signor…More
MESE MARIANO

- Beato Alano della Rupe: I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO DELLA RUPE

- Le quindici Regine delle Virtù.
- QUARTO SERMONE DI S. DOMENICO

- “Cantate al Signore un Cantico Nuovo, perché ha compiuto meraviglie” (dal Salmo 97).

XIII. LA REGINA CARITÀ


(La Regina Carità) “tutto crede, tutto
spera, tutto sopporta, non è ambiziosa” (1
Cor. 13,7); Ella è l’Anima e la Forma di tutte
le Virtù (Sant’Agostino), senza Lei non
hanno alcun valore le Virtù e i Meriti: per
Lei, con un bicchiere d’acqua fresca, si
guadagna il Cielo e Dio stesso (Mt. 10,42).
Ella è il Nutrimento spirituale ed il
Giusto Prezzo per acquistare i Meriti, è la
Santità dei Santi, l’Ardore delle anime, la
Veste sulle nudità, per le Nozze.
Ella mette a posto tutte le cose, né c’è
chi possa nascondersi davanti al suo
ardore.

1. Ha la Dimora (nel Pater Noster) in
queste parole: “Et dimitte nobis debita
nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus
nostris” (E rimetti a noi i nostri debiti, come
noi li rimettiamo ai nostri debitori).
Come testimoniò il Cristo alla
peccatrice: “Le sono rimessi i suoi molti
peccati, perché ha molto amato” (Lc. 7,47).
E (San Pietro) Apostolo: “La Carità
copre una moltitudine di peccati” (1 Pt. 4,8).
Così, “con la misura con cui avrete
misurato Dio e il prossimo, sarete misurati
anche voi” (Mt. 7,2); perciò, “perdonate, e vi
sarà perdonato” (Lc. 6,37).
Terrorizza l’esempio del servo
malvagio (Mt. 18,32).
Ma, d’altronde non è forse vero che
siamo tutti fratelli? Dio non è forse presente
in tutti quelli che ha creato, e che mantiene
in essere?
Perché dunque non accettiamo di
amare tutti, e di perdonare al prossimo, nel
quale Dio è presente?
Quello che negate al prossimo, l’avete
negato a Dio.
Ascoltate Sant’Anselmo: “Dio è
presente in tutti, perché è l’Essere degli
esseri; per questo certamente abiterà in
tutti”.
Disse, poi, San Gregorio di Nissa: “o
uomo, perché ami le cose più di Dio, da cui
provengono tutte le cose?
Ami più il dono che il Datore di tutti i
Beni? Perché non ami il Sommo Bene, che
dona tutte le cose?”.
Così, dunque (egli concluse): “ama il
prossimo come te stesso, perché è come te
della medesima natura, partecipe (come te)
della medesima gloria, e ha il tuo stesso
essere da Dio, nel quale viviamo, ci
muoviamo ed esistiamo”.

2. Vedevate la Regina (Carità) con tre
Corone, (che simboleggiavano) i tre generi
d’amore: quello verso Dio, quello verso se
stessi, quello verso il prossimo.
(La Regina Carità) aveva un’aurea
Veste fiammeggiante: il fuoco del divino
Amore.
Soccorreva tutti e aveva intorno a sè
dieci Damigelle.

3. La sua Bellezza e la Sua Grazia
erano sconfinate, perché, “l’amore della
Carità è l’Amore dell’Eterno Dio”.
Quanto più è grave la perdita della
Carità, tanto più si commette peccato
mortale.
La Carità non si vede né si tocca se
non con il cuore e con l’anima, e se
mediante (il cuore e l’anima) la vedi e la
senti, allora la Carità abita in te.
E per amare nella perfetta Carità,
"cantate al Signore un Cantico nuovo."

XIV. LA REGINA PENITENZA

(La Regina Penitenza), di sua
spontanea volontà soffre per espiare i propri
peccati, e per non peccare più nell’avvenire.
Ella, allora, distrugge i vizi, rinsalda le
Virtù, dà dispiacere ai demoni e gioia degli
Angeli, è la medicina del mondo.
Sebbene tutte le Virtù Umane siano
desiderabili, è Essa, tuttavia, la più
desiderabile per i peccatori.

1. La sua Dimora (nel Pater Noster) è:
“Et ne nos inducas in tentationem” (non ci
indurre in tentazione).
Infatti, mediante la Penitenza, ci
liberiamo dalle tentazioni del demonio, del
mondo e della carne.
La vedevate mortificata con una
triplice Corona, per la triplice vittoria (sul
demonio, sul mondo e sulla carne); aveva
una Veste di tutti i colori, dal momento che
la Penitenza ha per compagne tutte le Virtù.
Nella mano sinistra aveva un flagello
ornato di fiori, nella mano destra una coppa
di dolcissimo liquore; dopo averlo fatto bere
ai penitenti, ogni loro difetto si trasformava
in meravigliosa bellezza celestiale.

2. Dio odia così tanto il peccato, che
senza dubbio avrebbe subito la morte, se
fosse stato possibile, per eliminare (il
peccato) dall’anima dell’uomo.
Ma poiché questa cosa non era
possibile, questo (Dio) lo portò a
compimento nella natura umana che
assunse.
(Dalla Croce di Cristo) si effonde il
Balsamo della Penitenza sui fedeli, nel
Sacramento (della Confessione), o almeno
quando vi sia un solo atto di contrizione
perfetta, e i peccati sono spazzati via
come nubi.
I Re inseguono le fortune di questo
mondo, i penitenti inseguono le grazie,
superiori a tutti i beni caduchi.

3. La Penitenza, tuttavia, è detestata
dai numerosissimi che odiano i digiuni, le
confessioni e la fuga dei peccati abituali, e
che gioiscono del male commesso.
Guai a coloro che tramutano in veleno,
il rimedio della Penitenza!
E affinché Dio tenga lontano da voi
questo male, "cantate al Signore un Cantico
nuovo".

XV. LA REGINA RELIGIONE

(La Regina Religione) è di due specie:
quella ordinaria tra i fedeli di Cristo, che si
ha nell’osservanza dei Comandamenti di
Dio; e quella peculiare, che si ha nella
professione e nell’osservanza dei Consigli
Evangelici.
Mosè e i Sacerdoti la indicarono per
primi al popolo di Dio, Samuele e i Profeti la
seguirono; Elia ed Eliseo la resero forte;
Gesù la perfezionò e la confermò, e iniziò a
fiorire rigogliosamente; nessuna Religione
trovò così consenso tra gli uomini quanto (la
Religione) predicata da Cristo e dagli
Apostoli.
Eppure Essa è così distante dalla
Religiosità comune dei Cristiani.
La sequela più alta della Religione
Cristiana si avrà solo nella professione e
nell’osservanza comune della Povertà, della
perfetta Obbedienza e dell’integra Castità,
che si vive in una comunità (religiosa).
(Tale osservanza), pertanto, potrà
essere soltanto per pochi, a motivo delle
sue straordinarie prerogative, che sono 15,
quanto il numero delle Regine: la XV Regina
supera e svetta sulle altre Regine perché
possiede le loro perfezioni e ha prerogative
uniche, che sono:

Prima Cinquantina:
1. La Prima Prerogativa della Somma
Perfezione in Religione è la disponibilità di
chi inizia a giungere alla perfezione;
2. Essa permane in chi avanza (sulla
via della perfezione).
3. L’esempio dei più anziani e la
disponibilità dei piccoli ad essere educati.
4. L’uscita dei malvagi.
5. La più limpida purezza di vita.

Seconda Cinquantina:
6. La vantaggiosa e sublime perfezione
della vita contemplativa.
7. Il disprezzo più assoluto del mondo.
8. La più alta vittoria e cacciata del
demonio.
9. La perfezione della mortificazione e
del sacrificio corporale.
10. Il fervore e la devozione stabili.

Terza Cinquantina:
11. La santità della vita comune tra
confratelli, come tra Angeli.
12. Un austera penitenza regolare e
stabile.
13. Nel sacrificio più pieno dell’intera
umanità, fino al giudizio, alla volontà e alla
capacità.
14. Un’abnegazione pressochè totale
della volontà.
Essa infatti insegue il Bene infinito, e
per raggiungerlo occorre non solo
desiderarlo, ma anche conseguirlo.
15. Nella rinuncia, professata nelle
mani del proprio Vescovo, come a Dio, di
possedere qualunque cosa, affinché tutte le
cose ritornino al Solo dal quale provengono:
così come disse (Gesù): “Chi non avrà
rinunciato ad ogni cosa che possiede, non
può essere mio discepolo” (Lc. 14,33).

In queste quindici prerogative sta la
differenza tra la singolare religiosità
apostolica, e la religiosità cristiana comune.
E’ un’autentica eresia sostenere che
(la religiosità comune) sia di pari perfezione,
o anzi superiore (alla religiosità secondo i
Consigli Evangelici).
I Religiosi, infatti, riconducono tutte le
cose a Dio, i secolari, invece, solo questo o
quello, a loro piacimento.
Anche i Vescovi, per quanto abbiano
una Potestà superiore, non è detto che
abbiano una perfezione maggiore nelle
Virtù, rispetto ai Religiosi; spesso avviene,
ma non sempre.

1. La Dimora della Religione sta in
questo: “Sed libera nos a malo. Amen” (Ma
liberaci dal male. Amen)”.
E giustamente.
Poiché la Religione, secondo Agostino,
lega così al bene: che scioglie da ogni male;
così anche unisce a Dio, come libera dal
mondo; così priva del proprio sentimento,
come dà all’uomo un sentimento Angelico.
Perciò anche, dice San Gerolamo, gli
uomini ottengono in terra con somma
difficoltà, quello che gli Angeli in Cielo
hanno con facilità.

2. Nella Religione poi si elevano due
cose eccellenti: la prima, che è il gesto di
colui che offre a Dio l’adorazione; per cui
oltrepassa tutte le virtù morali.
La seconda, che professa l’osservanza
dei Consigli Evangelici; che si aggiunge alla
Fede ed alla Speranza.

3. L’avete vista, innalzata con una
triplice corona, a causa dei tre voti, con un
vestito variopinto, per la varietà degli
Ordini; portava nella destra il Crocifisso:
infatti i Religiosi sono stati crocifissi per
Cristo e sono morti al mondo; nella sinistra
portava il libricino, per il fatto che la
Religione è ordinata alla contemplazione;
sotto i piedi schiacciava il dragone, questa
cosa infatti è propria della Religione,
soggiogare il Diavolo.
Le dieci sue compagne, Regine molto
simili, vigilano al compimento
dell’osservanza del Decalogo.
Poiché dunque non c’è niente di simile
alla Religione Cristiana o Religiosa, sia per
la bellezza della figura, sia per la vastità
della gloria, sia per la grandezza
dell’eccellenza, senza dubbio, coloro che
l’hanno tradita con l’Apostasia, per la qual
cosa anche si slanciano oltre l’enormità dei
peccati; non ci sarà futuro per loro, fuorché,
disperati, saranno gettati dalla vita mortale
alla morte immortale.
Seguono a vicina distanza da essi,
quelli che ritarderanno la riforma
necessaria della Religione.
Questi tali sono simili ai crudeli
Faraoni ed Erode, e con essi sarà la loro
sorte.
Per non essere avvolti un giorno,
compartecipi, nelle pene di costoro, "Cantate
al Signore un Canto nuovo".

(Beato Alano della Rupe o.p.:
I SERMONI DI SAN DOMENICO RIVELATI AL BEATO ALANO
Libro III: CAPITOLO VI )


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XIII. LA REGINA CARITÀ - (La Regina Carità) “tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, non è ambiziosa” (1Cor. 13,7); Ella è l’Anima e la Forma di tutte le Virtù (Sant’Agostino), senza Lei non hanno alcun valore le Virtù e i Meriti: per Lei, con un bicchiere d’acqua fresca, si guadagna il Cielo e Dio stesso (Mt. 10,42).