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1971

Qualche parola sulla storia delle indulgenze

Volentieri offriamo ai lettori questo felice estratto della Storia universale della Chiesa – Federico II, gli arabi e l’Oriente, l’Inquisizione medievale, del Card. G. Hergenröther.

[…] Le indulgenze, che già in antico esistevano nella Chiesa, si fecero più frequenti con le Crociate, specialmente le indulgenze plenarie.

Ma essendo i vescovi in ciò troppo larghi, Innocenzo III nel quarto concilio di Laterano tolse loro la facoltà di conferire indulgenze plenarie e restrinse i loro poteri alle indulgenze parziali, come di un anno nella dedicazione delle chiese e di 40 giorni nell’anniversario di esse.

A lucrarle si ricercava, oltre lo stato di grazia, l’adempimento di speciali opere buone, in particolare elemosine, digiuni, preghiere, pellegrinaggi, visite a chiese o a monasteri ed anche opere di pubblica utilità.

Così Innocenzo III nel 1209 accordò un’indulgenza per la fabbrica del ponte sul Rodano presso Lione, e Innocenzo IV per la riedificazione del duomo di Colonia distrutto da un incendio nel 1248 e di quello d’Upsala nel 1250.

I più grandi fra gli scolastici stabilirono teoricamente la dottrina delle indulgenze, dimostrandola coi dogmi della comunione dei santi e della possibilità di opere supererogatorie.

Così l’espressione «tesoro dei meriti di Cristo e dei santi» sancita poi da Clemente VI, si trova già usata da Alessandro di Hales, il quale svolse con assai chiarezza questa dottrina.

Parimente si dimostrava che la remissione delle pene temporali ottenuta per le indulgenze valeva innanzi a Dio, e valeva altresì per i defunti; ma si richiedeva in chi l’accordava l’autorità, in chi la lucrava lo stato di grazia e in ciò che la meritava l’onore di Dio e la salute del prossimo.

Né si negava per nessun modo la cooperazione dell’uomo, ma sempre anzi si presupponeva la necessaria disposizione e si distingueva con precisione il merito de condigno e il merito de congruo[i].

Vero è che nacquero abusi dalle indulgenze, ma generalmente per violazione delle ordinazioni della Chiesa[ii]; e i Papi vi si opposero non poche volte, e nominatamente contro i cercatori di elemosine, i quali furono allora raffrenati, benché solo più tardi soppressi del tutto (nel secolo XVI)[iii].

L’indulgenza del Giubileo fu istituita nel 1300 da Bonifacio VIII per occasione dei grandi pellegrinaggi che si facevano a Roma e per l’assicurazione di un vecchio di 107 anni il quale affermava che così appunto si era fatto un cento anni innanzi.

Il Giubileo aveva una qualche analogia con l’anno giubilare degli ebrei (Lev. XXV, 13).

A celebrarlo concorsero a Roma, un duecentomila pellegrini[iv]. I romani dovevano visitare le chiese degli Apostoli per trenta giorni; gli stranieri per quindici. Solo più tardi fu concesso di guadagnare l’indulgenza del Giubileo, arricchita poi di molti privilegi, anche senza pellegrinare a Roma.

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[i] Innoc. III, In Concil. Later. IV, can. 62 (c. 14 de poenit. et remiss. V, 38), l. I, ep. 302; l. IX, ep. 255; l. XV, ep. 28. Abelardo (Ethic. c. 26, presso il Pez l. c. p. 662) e Stefano, abate di Obaize (l. II, c. 18) mossero difficoltà su le indulgenze; Paolo, prete di Passavia (circa il 1200), riporta sette opinioni. Raimondo di Peñafort (Summa de poen. l. III, c. 63) fonda la virtù delle indulgenze sopra i suffragia ecclesiae, certo in largo senso. Roberto Pulleyn parlava già del thesaurus meritorum Christi. Anzitutto valevano qui i meriti di Cristo (S. Thom. Suppl. q. 13, c. 1), e per lui anche i meriti dei santi (Innoc. III, Serm. in Ps. poenit.). Trattano con esattezza delle indulgenze: Alex. Hal. l. c. pars 4, q. 23, a. 2, m. 3, 5; q. 52, m. 3. Albert. M., In l. IV, d. 20, a. 16, 17; S. Thom., Suppl. q. 25, a. 2; q.71, a. 10; In Sent. I. IV, d. 45, q. 2, a.3. Clem. VI, In c. 2 de poenit. et rem. V, 9 in X vagg. com. Sopra le pene del Purgatorio: Petrus Bles., De transfigurat. Dom. (Migne l. c. CCVII, 780 s.): Alia nobis indulgetur ablutio, secunda scil. post naufragium tabula, i. e. poenitentiae medicina; sed plerique ablutione ea negligenter utuntur, expectantes, ut quidquid in eis squaloris aut rubiginis confessio non mundavit, igne purgatorio abluatur. O insensati! Si laverit Dominus sordes filiarum Sion in spiritu iudicii et spiritu ardoris (Is. IV, 4), nonne consultius vobis erat brevi cordis contritione et confessione purgare, quam illud incendium expectare, licet non sit aeternum quidem, quod omnes dolores vitae praesentis, omnes angustias nostrae sensualitatis excedit? De confess. sacro (ibid. p. 1086): Quod non purgaverit in praesenti, in igne purgatorii purgaturus est Deus (Joel III, 21; Is. III, 3). Quanto al fuoco del Purgatorio si allegano i testi di s. Agostino, De civ. Dei XXI, 10; De cura pro mort. ger. c. 1; Serm. 32, n. 2; Enchir. ad Laur. c. 109. Sopra ciò Petrus Lomb. l. c. l. IV, d. 20, C. B.; S. Thomas, C. gentes IV, 90. Indulgenze per la cooperazione alla fabbrica di chiese: per Colonia, dopo l’incendio della cattedrale: Innoc. IV, 21 maggio 1248 (Potthast l. c. 12938), indulgenza di un anno e 40 giorni; per Upsala dopo l’incendio del duomo: Innoc. IV, il 1 dicembre 1250 (ibid. n. 14122) indulgenza di 40 giorni. Per la fabbrica di ponti, ad es. quelli sul Rodano presso Lione: Innoc. III, il 3 settembre 1209 (Potthast l. c. n. 3799).

[ii] Abuso delle indulgenze: Chron. Ursperg. a. 1221. S. Thom., Suppl. q. 71, a. 10. Fondamento e reazione in contrario: Guill. Antissiod., Summ. in I. IV Sent. cap. de revelat. Innoc. IV, Ep. ad Gall. Ep. presso il Mansi l. c. XXIII, 600.

[iii] Contro i quaestores elemos.: Concil. Later. IV, can. 62 cit.; Concil. Narbon. 1227, can. 19; Concil. Trevir. 1227, can. 8; Concil. Tarac. 1239, can. 2; Concil. Mogunt. 1261, can. 48; Clem. V, In Concil. Vienn. 1311 (c. 2 de poen. et rem. V, 9 in Clem.).

[iv] C. 1 de poen. et rem. V, 9 in X vagg. com. Card. Caietanus (nipote del papa), Diss. de centesimo S. Iubilaei anno, in ristretto presso il Raynald., Annal. e nella Bibl. PP. max. XXV, 936. Manni, Storia degli anni santi dal loro principio sino al presente del 1750. Firenze, 1750. Clem. VI (1343), Const. Unigenitus (c. 2 de poen. et rem. V, 9, in X vagg. com.). De Waal, Das heilige Jahr in Rom. Geschichtl. Nachrichten uber die Jubilaen. 2a ed., Munster, 1900.
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